Il Museo ebraico di Venezia si amplia. Ci vorranno tre anni.

Presentato il progetto di riqualificazione e ampliamento del Museo ebraico di Venezia

Un nuovo percorso museale frutto di una riqualificazione e un amplimento dell’intero compendio. E’ stato presentato, il progetto per il potenziamento del Museo Ebraico di Venezia.

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Illustrato dalla Comunità ebraica veneziana e adottato dalla Giunta comunale nei giorni scorsi approvando una variante al Piano degli interventi, la proposta adesso passa all’esame del Consiglio comunale.

All’incontro con i giornalisti hanno partecipato, oltre al sindaco Luigi Brugnaro, anche Ronald Lauder, presidente del World Jewish Congress, Paolo Gnignati, presidente della Comunità ebraica di Venezia, Marcella Ansaldi, direttrice del Museo ebraico di Venezia, e David Landau, responsabile del progetto e fundraiser.

Il progetto, che ha già ottenuto il nulla osta della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna, si svilupperà nel campo del Ghetto Nuovo. Coinvolgerà non solo gli spazi del museo, ma anche le tre storiche sinagoghe (italiana, tedesca e cantòn) che saranno oggetto di restauro conservativo. Riconquisteranno la loro centralità all’interno di un percorso di visita “continuo” e inclusivo. Il tutto potenziando i servizi ai visitatori.

“Voglio ringraziare il presidente Ronald Lauder e lo invito a Venezia non appena sarà possibile – ha dichiarato il sindaco di Venezia -. Per noi è un onore aiutare un museo che si sviluppa e si consolida avendo alle sue spalle un’intera comunità.

Questo progetto, completamente autofinanziato, è uno splendido esempio di sussidiarietà, un dono per le generazioni future e un messaggio di fratellanza e solidarietà”.

Allo stato il complesso del Museo ebraico è costituito da undici unità immobiliari situate in otto unità edilizie.

Il progetto prevede di integrare nel sistema altre cinque unità immobiliari, sempre di proprietà della Comunità ebraica, che ricadono comunque nel complesso ma che fino a questo momento non sono inserite nel percorso museale.

In questo modo – è stato spiegato – anche la sinagoga italiana potrà essere inserita nel nuovo itinerario, che promette di essere “circolare” e sicuro, attraverso adeguate vie di esodo.

Uno sviluppo che, guardando al futuro, intende anche restituire l’utilizzo storico degli edifici del campo del Ghetto che, un tempo, con percorsi tutti interni, permettevano ai fedeli di accedere ai luoghi di culto senza dover tornare di nuovo nel campo, come accade ora.

La zona dell’archivio e della biblioteca diventeranno di libero accesso per gli studiosi. Potendo contare su spazi supplementari dove verranno organizzati anche eventi e incontri.

L’organizzazione del piano terra verrà modificata per garantire inoltre il controllo di umidità e temperatura necessario alla conservazione dei volumi storici della Comunità.

L’obiettivo è recuperare l’antico rapporto del compendio con il campo, e di conseguenza, con la città.

I lavori inizieranno dopo le festività ebraiche, quindi a fine ottobre, e dureranno tre anni. “Durante questo periodo il museo sarà comunque visitabile – ha spiegato David Landau – solo alcune aree potranno essere interdette per il cantiere.

La Comunità ebraica si è già organizzata per permettere la visita di altri spazi del Ghetto fino a questo momento sconosciuti ai più”.

È stato lo stesso Landau a entrare nei dettagli del progetto: “Attueremo un grande restauro strutturale da oltre 9 milioni di euro. Occupandoci della statica degli edifici, delle pavimentazioni. Installando l’aria condizionata, potenziando il riscaldamento, ristrutturando legni e intonaci.

Il museo sarà completamente accessibile ai disabili tramite due ascensori.

Grazie all’Amministrazione comunale abbiamo potuto acquisire nuovi spazi che ci permetteranno di spostare caffetteria e biblioteca (che sarà a prova di acqua alta fino a 220 centimetri) al piano terra, recuperando spazio per eventi e incontri”.

Un progetto di respiro internazionale e sostenuto da investitori statunitensi ed europei: “E’ un sogno che si realizza – ha commentato Ronald Lauder, collegato dagli Stati Uniti -. Ho sempre desiderato che questo ampliamento coinvolgesse le tre sinagoghe, di una bellezza e importanza uniche al mondo. Sono soddisfatto dell’approvazione della Giunta.

La missione della mia vita è sempre stata aiutare a ricostruire le comunità ebraiche europee che si erano perse nei decenni: con il nuovo museo le persone vedranno tornare a vivere questi luoghi di culto, con il canto e il sorriso dei bambini.

Vedranno una comunità viva, e la vita è il bene più prezioso per la nostra comunità.

Ringrazio il sindaco Brugnaro e tutte le persone che si sono spese per questo progetto, la storia di Venezia e della Comunità ebraica sono sempre state connesse, ora ancora di più”.

Al termine dei lavori saranno disponibili anche gli oltre 4mila libri storici (cui si aggiungono i manoscritti) in possesso della Comunità ebraica. “La storia del Museo ebraico è sempre stata di mutuo soccorso con la Città – ha dichiarato la direttrice Marcella Ansaldi -. Nacque nel dopoguerra come dimostrazione che la comunità ebraica non poteva finire con la Shoah. Ma nacque con un percorso disomogeneo.

Ed è lì che vogliamo intervenire. Raccontando come a Venezia non esistano differenze. La parola chiave sarà ‘apertura’ verso l’esterno. Il museo si aprirà simbolicamente agli affacci del campo e, di conseguenza, alla città.

Ma aprirsi a tutti – ha sottolineato – vuol dire anche abbattere le barriere architettoniche”.

La riqualificazione del museo guarda al turismo internazionale ma anche alla città e ai suoi residenti. “Ringrazio l’Amministrazione comunale per aver compreso le nostre esigenze di allargamento del compendio – ha affermato il presidente della Comunità ebraica Paolo Gnignati -.

Questo è un progetto autofinanziato che desideriamo far conoscere a tutti i veneziani. Il Ghetto è un luogo importantissimo dal punto di vista artistico. Vogliamo che diventi anche un luogo di produzione culturale.

Sono luoghi che hanno un potenziale incredibile per una città che da sempre dialoga col mondo”.

Pubblicato il: 10 luglio 2020

 

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