Bellini Mantegna: capolavori a confronto

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Bellini e Mantegna due capolavori a confronto nella mostra della Fondazione Querini Stamapalia.

Fino al 01 Luglio 2018, le due “Presentazioni di Gesù al Tempio, uno di Giovanni Bellini, l’altro di Andrea Mantegna eccezionalmente affiancate nella mostra proposta dalla Fondazione Querini Stampalia a cura di Brigit Blass-Simmen, Neville Rowley, Giovanni Carlo Federico Villa, con allestimento di Mario Botta.

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Che, sia pure a distanza, si sia trattato di una gara alla massima eccellenza, lo si evince dalla qualità assoluta delle due opere.

Per accogliere questo magico confronto, la Querini Stampalia ha mobilitato l’architetto Mario Botta per l’allestimento e sta predisponendo un innovativo sistema illuminotecnico. 

Non solo: accanto a queste due inarrivabili “vedettes” in Querini saranno esposte le opere coeve patrimonio del museo veneziano.

E il visitatore sarà poi invitato, con lo stesso biglietto a scoprire, o riscoprire, gli infiniti tesori della Querini Stampalia, una casa-museo tra le più importanti al mondo.

Sala dopo sala, negli storici ambienti, si avrà l’emozione di entrare nell’universo di una delle più potenti e illustri Famiglie veneziane.

Ammirare le celebri opere d’arte, i preziosi arredi, patrimonio della Famiglia e pervenuti alla Fondazione nel 1869, poco meno di 150 anni fa, a seguito dell’importante lascito.

È un mondo di storia, cultura, meraviglia quello che attende i visitatori in Querini, in un’atmosfera unica com’è quella della Venezia autentica.

In occasione della mostra la Fondazione Querini Stampalia organizza, in collaborazione con BarchettaBlu, una serie di attività educative rivolte a bambini e adulti.

Per maggiori informazioni

Andrea Mantegna

Trascorre i suoi anni giovanili di formazione e di attività a Padova, mentre Giovanni Bellini lavora per tutta la vita a Venezia, sua città natale.

I due maestri sono uniti anche da legami familiari: Andrea Mantegna* sposa Nicolosia, la sorella di Giovanni Bellini.

La composizione dev’essere stata concepita nella bottega padovana del Mantegna. La sua Presentazione precederebbe l’altra di una ventina d’anni. Andrea e Nicolosia si sono sposati da poco, nel 1453.

Sembrano loro due, Mantegna* e la moglie, i personaggi che chiudono la scena sui lati. Forse è un figlio atteso o appena nato ad averla ispirata: una sorta di affidamento augurale in uno stato d’animo comune ai genitori, di fiducia e trepidazione.

Maria, umanissima Madre, quasi non si vuole separare dal Bambino, come facesse resistenza al compimento del destino di tragedia e di gloria del Cristo, che il vecchio Simeone le prospetta con il Vangelo di Luca: “Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti… E anche a te una spada trafiggerà l’anima”.

Le fasce che avvolgono Gesù sono quelle del neonato, ma evocano croce e sepoltura. Giuseppe tiene lo sguardo sul profeta, turbato e grave. Assiste in secondo piano, però centrale: è la parte che gli è toccata nella Storia della Salvezza, di custode silenzioso.

La versione veneziana di Giovanni Bellini*

si allarga a far spazio ad altre due figure laterali, sulla cui identificazione la critica non ha ancora detto la parola definitiva.

La Presentazione del Mantegna è un poderoso 4/3, quella del Bellini* un cinematografico 16/9. Pare un tributo d’affetto questa “foto” di famiglia – un po’ più affollata – intorno alla Sacra Famiglia.

Giovanni dallo stile di Andrea si distanzia nettamente. Mantegna chiude il racconto in un poderoso riquadro marmoreo.

Aureole, barbe, stoffe preziose hanno una ricercatezza calligrafica ancora gotica. I colori sono contrastati, il cuscino esce dal dipinto. Ulisse Aleotti, sul finire del Quattrocento, scriveva di lui che “scolpì in pictura”.

La rivisitazione che ne fa il Bellini è levigata dalla luce su un’ampia gamma di rossi. La cornice è scomparsa.

Resta solo un parapetto in pietra. Così lo sfondo nero si dilata e il gruppo vi si staglia, guadagnando in enigmatica astrattezza, in modernità.

La tavola, attestata nell’inventario Querini Stampalia dal 1809, è attribuita ormai concordemente a Giovanni Bellini*.

Quando, due secoli fa, entra a far parte delle collezioni, è inventariata come opera di Andrea Mantegna anch’essa.

Deve a lui la solidità dell’impianto. Bellini la reinventa, unendo a una classica compostezza quella tensione sperimentale che l’avrebbe accompagnato fino alla fine.

Sala dopo sala si ha l’emozione di entrare nell’universo di una delle più potenti e illustri famiglie veneziane, di ammirarne i tesori artistici, i preziosi arredi. Nel museo d’ambiente mobili settecenteschi e neoclassici, porcellane, biscuit, sculture, globi e dipinti dal XIV al XX secolo, per lo più di scuola veneta, tramandano l’atmosfera della dimora patrizia tra specchi e lampadari di Murano e stoffe tessute su antichi disegni.

Tra le opere esposte, pitture di Lorenzo di Credi*, Jacopo Palma il Vecchio*, Bernardo Strozzi*, Luca Giordano*, Marco e Sebastiano Ricci*, Giambattista Tiepolo*, Pietro Longhi*, Gabriel Bella*.

Pubblicato il: 30 marzo 2018

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