Venice Time Machine. la venezia del 500 ora si vede

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Venice Time Machine: Il progetto è nato nel 2013 per digitalizzare i 2,5 miliardi di pagine contenute negli 80 chilometri occupati dagli scaffali dell’Archivio di Stato.


Camminare virtualmente nella Venezia del ‘500, sapendo chi si potrebbe incontrare nelle botteghe o come si chiamano le famiglie e i singoli individui che abitano nei palazzi, magari conoscere anche la storia di alcuni. Non è un videogioco, ma un esempio di come potrebbe trasformare lo studio della storia l’enorme quantità di dati conservati nell’Archivio di Stato di Venezia, scansionati, senza la necessità di aprirli, da macchine simili alle Tac e letti da computer ‘intelligenti’.

venice time machine 1È il progetto Venice Time Machine , nato dalla collaborazione tra Archivio di Stato di Venezia, Politecnico di Losanna e università Ca’ Foscari, che potrebbe dare vita, secondo uno dei ricercatori, a una sorta di “Facebook” del ‘500.

La Venezia del `500 ricostruita in 3D riprende quindi vita, con gli abitanti che rientrano nelle loro case, le botteghe che ritrovano gli artigiani, ognuno con il suo nome.

I primi risultati del progetto, avviato nel 2013, sono stati presentati a Roma nel convegno sulla «Grande bellezza dei grandi dati», organizzato dagli stessi partner del progetto, con Ambasciata Svizzera in Italia, Archivio di Stato di Roma e università di Roma Tor Vergata.

venice time machine 4“Tecnologie avanzate e patrimonio culturale si uniscono per rendere ancora più interessante la ricerca umanistica e metterla a disposizione di un pubblico più ampio”, ha osservato Michele Petochi, dirigente del Politecnico di Losanna e coordinatore dei ricercatori svizzeri coinvolti nel progetto.

Digitalizzare i 2,5 miliardi di pagine contenute negli 80 chilometri occupati dagli scaffali dell’Archivio di Stato è un’opera davvero ambiziosa, ma con le macchine tutto diventerebbe più veloce: si è calcolato che con i mezzi tradizionali ci vorrebbero 99 anni.

venice time machine 2Per uno dei ricercatori coinvolti nel progetto, Frederic Kaplan del Politecnico Losanna, di fatto si assisterebbe ad una sorta di «Facebook del passato, che può diventare sempre più grande» e sempre più interessante.

Nota – Questo è un comunicato che viene riportato integralmente come contributo esterno. Il contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione


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