Caffè, una tradizione napoletana? Sembrerebbe di no

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Il caffè una tradizione napoletana? Si, forse per la bontà, ma non certo per essere stati i primi a svelarlo.

caffè macinato

caffè macinato

È una vecchia storia, anzi è più semplicemente “la Storia”; che, com’è noto, tende a ripetersi.

La pasta, per dirne una, arrivò a Napoli dalla Sicilia, dov’era giunta a sua volta dal mondo arabo. Ci arrivò con grande ritardo, ma poi recuperò rapidamente lo svantaggio.

Lo stesso dicasi per il celebre babà. Ad inventarlo fu un polacco: Stanislaw Leczinsky, re di Lorena.

A Napoli lo portarono parecchio tempo dopo i Monsù, i cuochi francesi. Ma solo dopo essere passato per le mani dei pasticcieri napoletani, il babà diventò il dolce acclamatissimo che conosciamo.

E per il caffè?  Il momento esatto dell’arrivo del caffè non è determinabile con precisione.

Si comincia in entrambe le città (Venezia e Napoli) gia dal 1600.

È però nella città lagunare, infatti, che grazie alla sua posizione e ai suoi rapporti commerciali con il mondo arabo, è nata la tradizione dei caffè, diffusa poi nel resto d’Italia.

La notizia della prima “botega da caffè” in Piazza San Marco si ha già alla fine del XVII secolo; e alla “Bottega del caffè” dedicherà un’opera perfino il maestro del teatro veneziano, Carlo Goldoni.

Ma la vera esplosione del fenomeno avviene nel 1700, con la nascita di numerosi locali. Tra questi uno dei più noti e antichi è senza dubbio il caffè Florian, ancora oggi simbolo della città.

Un percorso fra i più conosciuti caffè storici veneziani inizia proprio da qui, esattamente sotto i portici delle Procuratie Nuove in Piazza San Marco.

Caffè 3 4357581810_f178566bd8_bIl Caffè Florian fu fondato nel 1720 e inaugurato con il nome di “Alla Venezia Trionfante”.

Da subito, questo elegante edificio si caratterizzò per i suoi  prodotti esclusivi e per le frequentazioni: qui si incontravano infatti nobiluomini, politici, intellettuali e dongiovanni, protagonisti dei propri tempi, come Carlo Goldoni o Giacomo Casanova e, più recentemente, Gabriele d’Annunzio.

Oggi, il Caffé Florian conserva ancora il fascino delle epoche che ha vissuto. Con la sua architettura, frutto di restauri e rifacimenti, le sale riccamente decorate in stili diversi (le più famose sono la Sala del Senato, la Sala Cinese e la Sala Orientale, la Sala degli Uomini Illustri), i suoi interni ottocenteschi, il locale è un importante polo culturale dove si organizzano mostre, momenti d’incontro, installazioni (qui, a fine ‘800, si ebbe l’intuizione di creare quella che sarebbe divenuta poi la Biennale di Venezia).

Ma resta, comunque, anche luogo ideale per i turisti che vogliono semplicemente assaporare un caffè espresso seduti a un tavolino: nel cuore di Venezia.

Caffè 4Con l’arrivo del turismo di massa e la diminuzione del numero delle torrefazioni artigianali che in città erano davvero numerose, la qualità del caffè a Venezia ha conosciuto più bassi che alti da quei bei tempi, ma una nuova generazione di appassionati di caffè è pronta già a dire la sua.

Oggi in città restano due vere torrefazioni rimaste ancora artigianali: la Torrefazione Cannaregio e il Caffè del Doge.

Ovvio, non ce la sentiamo di dire quale caffè sia il migliore. Quasi ovunque i caffè in città sono buoni, ma pochi sono quelli storici e dalla lunga tradizione.

…Vista l’ora che ne dite di una pausa caffè?

 


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