La storia del Leone più potente del mondo

09.02.2016 Carnevale di Venezia 2016: "Svolo del Leon". © Italo Greci
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Il Leone di San Marco. La storia della sua nascita, il simbolo che ha reso famosa Venezia in tutto il mondo tra Leggende, curiosità e conquiste si racconta attraverso le sue raffigurazioni nei secoli.

live-in-venice-leone-01Le più accreditate ipotesi degli studiosi fanno risalire alla fme del XII secolo la figura del leone quale rappresentante e simbolo della città realtina, identificando in Jacopo da Varazze, autore della Legenda aurea, il personaggio storico che indusse la Repubblica ad adottarne la figura quale simbolo ufficiale dello stato, assieme al motto: PAX TIBI MARCE, EVANGELISTA MEUS.

Della vita di San Marco, Jacopo, parla nella sua Leggenda Aurea, definendolo come “Leone destante i dormienti”.

Altri studiosi affermano, con buone argomentazioni a loro favore, che la comparsa del leone è invece più tarda e risale solo alla metà del XIV secolo.

Negli emblemi ufficiali questo leone viene raffigurato in modi diversi: “rampante”, cioè di profilo, ritto sulle zampe posteriori, “in moleca” cioè di fronte, seduto, accosciato con le ali spiegate a ventaglio e nimbato (quest’ultima posizione è anche detta “in soldo” o “in gazzetta” dal nome della moneta sulla quale era stampato), “vessillifero”, cioè di profilo, rampante, che sorregge con le sue zampe anteriori un vessillo, senza ali e senza libro.

Infine, un’altra posizione è quella detta “passante”, cioè quando il leone viene raffigurato di profilo, a figura intera, appoggiato su tre zampe, con la quarta posta sopra un libro, il più delle volte aperto, nel quale si legge appunto il motto succitato.

A proposito del libro la leggenda vuole che durante i periodi di pace il libro fosse raffigurato aperto e durante i periodi di guerra fosse rappresentato chiuso, sovrastato dalla zampa del leone che impugna una spada sguainata.

live-in-venice-leone-09Il leone “in moleca”, è famoso quello che si vedeva sul campanile di Sant’ Aponal, con il suo corpo sorgente dalle acque, è quello che meglio rappresenta il carattere marinaro della storia veneziana. Quando Venezia, verso la metà del Quattrocento, cominciò a rivolgere le sue attenzioni ai territori dell ‘ entroterra, la raffigurazione del leone cambiò e l’animale divenne anfibio, con le zampe posteriori in acqua e le anteriori posate sulla terra.

Simbologie più tarde non modificano sostanzialmente la classificazione appena descritta, una novità di rilievo è la scritta sul libro aperto, che nel Settecento diviene: IN HOC SIGNO VINCES.

Nel XIX secolo, con le invasioni straniere, il leone non sparisce dagli emblemi ufficiali, ma semplicemente si modifica di posizione per dimostrare il predominio dei nuovi dominatori.

Il leone viene così rappresentato accovacciato in grembo all’ aquila napoleonica o sovrastato dall’aquila bicipite imperiale austriaca.

Alcune interessanti e significative riproduzioni simboliche del leone sono visibili al Museo Correr (la più antica risale al XIII secolo, già nel campanile della chiesa di Sant’ Aponal), nell’appartamento del doge a Palazzo Ducale (xv secolo), nel museo marciano (un bel leone in legno dorato risalente al xv secolo), sul portale dell’Arsenale (1460), sulla Torre dell ‘ Orologio in piazza San Marco (xvr secolo) e sul portale della Porta della Carta che immette nel cortile di Palazzo Ducale.

live-in-venice-leone-09bInfine una curiosità: a Portobuffolè, provincia di Treviso, è presente un leone scolpito, con il libro aperto, nel quale viene riportata una scritta tutta particolare: «Diritti e doveri dell’uomo e del cittadino», evidentemente venne collocato, o forse riscritto, dopo la caduta della Repubblica, durante il periodo napoleonico.

Essendo il leone simbolo della Serenissima, questo animale affascinò sempre i veneziani.

Si potevano trovare alcuni leoni vivi in qualche giardino patrizio o addirittura nei palazzi pubblici; il 12 settembre 1316 nel cortile del Palazzo Ducale una leonessa tenuta in gabbia partorì, suscitando molto scalpore e interesse nei cittadini, certo non
abituati a episodi del genere.

In piazza San Marco esisteva una gabbia dorata con un leone che veniva mantenuto a spese dello stato; si narra che morì avvelenato dalla doratura delle sbarre e che dopo quell’episodio si proibì di tenere dei leoni in gabbia.

Durante il Carnevale del 1762 venne esposto, tra le varie attrazioni, un leone diventato poi famoso perché ritratto da Pietro
Longhi in un suo quadro (Il casotto del leone, Venezia, Pinacoteca Querini Stampalia) dove è attorniato da cani ammaestrati e mascherati.

live-in-venice-leone-08Oltre a questi leoni vivi e reali, i veneziani riempirono la città di leoni in pietra; moltissimi rappresentano il Leone di San Marco (vedi) simbolo della città, ma molti altri sono leoni “normali” e in atteggiamenti diversi: sdraiati, seduti, con le fauci spalancate, in lotta con draghi; oppure soltanto le loro teste che vi guardano.

Se ne possono incontrare dovunque. Nella piazzetta dei Leoncini si trovano i due leoni del XVIII secolo in marmo rosso seduti e consunti dalle migliaia di bambini che hanno voluto sedervici sopra cavalcandoli; ecco i leoni medievali all’esterno della basilica di San Marco, nella facciata meridionale, mentre tengono fra le unghie delle figure umane e un vitello, e contemporaneamente reggono le colonne di uno dei finestroni.

Altri due leoni medievali si trovano sul muro di una casa al traghetto di San Tomà, mentre lacerano dei serpenti e dei draghi; oppure se ne possono trovare nell’isola di Torcello mentre sostengono sogghignanti l’Albero della Vita in un pluteo della cattedrale.

Ai Giardini Pubblici un leone è cavalcato da Minerva, mentre sopra il basamento del campanile di San Polo vi sono due leoni,
probabilmente antecedenti e posti in sede come decorazione. Uno di essi ha un serpente attorno al collo, l’altro tiene fra le zampe una testa umana.

live-in-venice-leone-02E qui le leggende popolari si sono sbizzarrite per dare spiegazioni e favoleggiare sulla paternità della testa rappresentata:

forse la testa di Francesco Bussane detto il Carmagnola, giustiziato per tradimento tra le colonne di Marco e Todaro il 5 maggio 1432?

O forse la testa di Marin Falier anch’esso condannato per tradimento? Oppure quella di Giovanni Visconti signore di Milano, che aveva mosso guerra ai veneziani per aiutare i suoi alleati genovesi?

Nonostante le leggende abbiano spesso un fondo di verità, se qualcuno ancora fa di queste affermazioni vuol dire che non si è mai accorto che quei leoni sono di fattura precedente ai fatti di cui si favoleggia.

Ad ogni buon conto vi racconteremo sicuramente anche queste leggende più avanti. intanto vi lasciamo ad un breve filmato della storia decisamente curiosa del Leone più fotografato di Piazza San Marco. Buona Visione.


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