A Venezia la Science Gallery che sorprende, connette e coinvolge

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A Venezia la scienza riparte da tre valori: connettere, partecipare e sorprendere. Nasce Science Gallery.

Sono questi i principi del format importato da Dublino e che ora sbarca in laguna in collaborazione con Ca’Foscari. Alle materie Stem si aggiunge l’arte, il linguaggio indispensabile per attirare i non addetti ai lavori e appassionare i più giovani.

I punti cardinali della Science Gallery che aprirà il suo spazio permanente nel 2019 nel campus di San Basilio di Ca’ Foscari, ma che già dall’anno prossimo vedrà un fitto programma di eventi, dalle mostre ai workshop e ai convegni.

Il format, importato dalla Science Gallery di Dublino e già diffuso a Londra, Melbourne e Bangalore, è espressamente rivolto alla fascia 15-25 anni. Quella che meno facilmente si interessa ai temi scientifici.

“Invece di Stem (science-technology-engineering-maths) noi parliamo di Steam, dove la ‘A’ in più sta per Arts – spiega Andrea Bandelli, direttore di Science Gallery International, al quale spetta il compito di coordinare l’avviamento delle nuove iniziative all’estero – perché l’arte è il linguaggio indispensabile per attirare i non addetti ai lavori e appassionare i più giovani”.

Ogni Science Gallery nasce perché un’università locale lo chiede e tutti tutti i centri condividono il metodo di lavoro, la formazione del personale e l’accesso alle mostre che possono essere scambiate, importate o ricurate per localizzarle nel paese.

“La mostra “Blood” nata a Londra per spiegare l’importanza del sangue è per esempio stata rielaborata a Melbourne dove la convivenza con la comunità aborigena è un tema molto sensibile”, spiega Bandelli che su twitter è @maphutha – “colui che riunisce le persone” in swahili – e ha alle spalle esperienze al science center Nemo di Amsterdam, al Miami Museum of Science e all’Exploratorium di San Francisco.

Un tratto caratteristico del metodo di lavoro delle Science Gallery è la selezione delle mostre e delle iniziative. Il processo avviene sempre in crowdsourcing dalla rete digitale, del cui uso per progetti educativi Bandelli è un grande sostenitore.

Una volta selezionato un tema attraverso le conversazioni sulla rete, lo staff del Leonardo Group, il think-tank presente in ogni Science Gallery, lancia un bando aperto a tutti per la produzione del progetto.

“In media investiamo 150-200 mila euro a mostra – spiega Bandelli – ma nulla è concepito per essere permanente. Tutto deve ruotare, proprio come la programmazione artistica di un teatro o di una galleria d’arte.

È un processo che attira il pubblico. Ma che è utile anche ai ricercatori che sono obbligati a spiegare in maniera divulgativa le proprie ricerche. E spesso scoprono essi stessi nuovi approcci interdisciplinari”.

Il format sembra funzionare visto che la Science Gallery irlandese ha ormai superato i 400mila visitatori annuali e il Trinity College che la ospita negli ultimi anni ha rilevato che più di un iscritto su dieci alle sue facoltà scientifiche lo ha fatto ispirato dalla frequentazione del centro.

Sul fronte della ricerca, la rete delle gallery ha prodotto più di una ventina di pubblicazioni su riviste come Nature. Ma quanto costa una Gallery? Quella di Dublino ha un budget di 2,8 milioni di euro. E i fondi pubblici pesano per meno della metà. Tra i finanziatori privati grandi charity e aziende.

La versione italiana ricalca lo stesso modello. Con un contributo dell’Università che investe anche nella riqualificazione di alcuni magazzini. Ma anche di enti come Fondazione Accenture che venerdì ha anche presentato i vincitori del concorso “VideomakARS – Venice Edition”. Un concorso dedicato ai giovani under 30 che hanno raccontato come arte, scienza e tecnologia possano convivere in modo innovativo in alcuni luoghi chiave dell’innovazione della città di Venezia: Porto Marghera-Vega, Arsenale Nord e San Basilio.

“Venezia sarà l’unica Science Gallery in Italia. E credo sarà molto interessante per valorizzare le “digital humanities” – spiega Bandelli, precisando che non sarà lui il direttore del centro –, ma anche perchè qui il tema del cambiamento climatico non è qualcosa di remoto, ma di direttamente percepibile. Credo che per un po’ di tempo sarà anche l’unica Gallery nell’Europa continentale. Ora la nostra priorità è espanderci in Nord America, Africa ed Asia”.

Pubblicato il: 19 dicembre 2016

 

Nota – Questo è un comunicato che viene riportato integralmente come contributo esterno. Il contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione

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