Mercato di Rialto: una storia che si ripete ogni giorno da più da mille anni

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Quando il governo della città si trasferì nel 810 da Metamauco (Malamocco) a Rivoaltum, questa divenne, oltre che centro di potere e capitale di tutto lo stato, importante sede di commerci. Così nasceva il mercato di Rialto.

Situate al centro di una città in espansione, le Isole Realtine erano logisticamente adatte a tale scopo e in esse venne creata, con il passare del tempo, una zona sempre più organizzata; si costruì una erbarìa e una pescarìa, si costruirono magazzini, uffici, negozi e banchi di vendita al minuto. Sorgeva il mercato di Rialto.

C’è ancora la porta di un vecchio magazzino o negozio, al numero civico 456, che ha gli stipiti in marmo sagomati per far entrare le botti di vino.

A Rialto si trattava di tutto. Dall’importazione e l’esportazione di merci pregiate come spezie, sete e metalli preziosi, alle derrate alimentari che arrivavano dalle isole o dalla terraferma, fino al commercio al minuto di frutta, verdura, vini e pesce.

Il governo sovrintendeva su ogni movimento di merci riscuotendo il dazio su tutto quello che si commerciava.

Nel campo antistante la chiesa di San Giacomo di Rialto, le cui campane annunciavano l’apertura e la chiusura del mercato, si trattavano i grossi commerci mentre nelle vicinanze, verso la riva sul Canal Grande, c’era il vero mercato popolare dove la gente comune acquistava, tra la confusione e il frastuono che ben si addice ad un mercato simile, i generi di prima necessità.

Nel Mercato di Rialto, le mercanzie ingombranti e i prodotti più deperibili erano dislocati vicino all’ acqua, per favorire il carico e scarico dalle barche e smaltire più agevolmente i rifiuti.

Vi erano zone ben definite dedicate alle merci preziose, divise anche per provenienza.

Nel campo di San Giacomo c’era anche un banco di depositi, il Banco Giro, che era contemporaneamente una specie di banca e un circolo dei commercianti più facoltosi e nobili. Questi si occupavano dei loro affari cercando di monopolizzare i vari commerci.

Il governo però li controllava, e dalla fine del Cinquecento i nobili non gestirono più il mercato.

Rimaneggiata varie volte nel corso dei secoli, la zona del mercato ora si presenta divisa tra la Pescheria, con vari negozi e una serie di banchi giornalieri posti sotto un ampio colonnato. E l’Erberia. Una selva di banchi all’aperto per frutta e verdura.

Funziona soltanto la mattina, dal lunedì al sabato, ed è veramente uno spettacolo visto da tutto il mondo. Colori, profumi, tutta la frutta e verdura di stagione. Fiori, venditori che ancora gridano illustrando la loro merce, pesci che saltellano sui banchi, pescivendoli che con mano rapida ed esperta tagliano e puliscono, carretti che passano.

La gente che compra piena di borse o carrelli per: la spesa, turisti incantati che fotografano e fermano il traffico.

È il mercato più economico della città e si arriva qui per fare la spesa anche da quartieri lontani.

Nei dintorni sono rimaste alcune macellerie, testimoni dell’antica Beccarìa (macelleria) che si affiancava alle altre attività legate alla vittuaria.

 

 

 

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