Storie e leggende dei leoni dell’Arsenale

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Il Leone del Pireo è una delle quattro statue di leoni presenti all’esterno dell’Arsenale di Venezia.

Davanti l’ingresso dell’Arsenale di Venezia ci sono quattro leoni, quattro statue. Una delle quattro originariamente si trovava al Pireo, l’antico porto di Atene.

Venezia ha eletto il Leone a suo simbolo. Non a caso perr la città ve ne sono di tutte le forme e dimensioni.

Fu portata a Venezia come bottino, dal comandante navale Francesco Morosini nel 1687, durante le guerre della Lega Santa contro l’Impero Ottomano, quando i veneziani assediarono Atene. Copie della statua si trovano al Museo Archeologico del Pireo e al Museo Storico di Stoccolma.

Il leone era un monumento molto noto del Pireo, dove si trovava dal I o II secolo. La sua notorietà era tale che gli italiani chiamavano il porto Porto Leone.

L’animale è seduto, ha la gola cava e aveva sul retro il segno (ora scomparso) di un tubo. Ciò fa pensare a un suo precedente utilizzo come fontana.

La statua, di marmo bianco, alta circa 3 metri, è particolarmente conosciuta per essere una singolare manomissione avvenuta intorno alla seconda metà dell’XI secolo, a opera di alcuni scandinavi che incisero due lunghe iscrizioni runiche sulle spalle e sui fianchi del leone.

Le rune sono incise seguendo la forma di un elaborato lindworm (dragone). Motivo ricorrente in altre pietre runiche che si trovano in Scandinavia.

Gli incisori erano quasi certamente Variaghi. Mercenari scandinavi al servizio dell’Impero Bizantino. Che erano stati inviati in Grecia a reprimere una rivolta della popolazione locale. Qualche anno fa una copia di questo leone è stata ricollocata nella posizione che occupava nel porto del Pireo.

LA LEGGENDA NARRA…

Uno stregone, un’incantesimo e dei leoni di pietra che prendono vita…

L’Arsenale di Venezia era il cuore pulsante dell’economia della Serenissima Repubblica, che si basava proprio sulla capacità commerciale e militare di dominare i mari del Vecchio Continente.

La struttura si presentava allora come oggi completamente circondata da alte mure, concepita come un vero e proprio fortino militare.

Lo scopo delle mura era quello di proteggere non solo i segreti di fabbricazione delle navi veneziane ma anche per necessità di tipo bellico.

All’ingresso del portale dell’arsenale si trovano quattro leoni, che sembrano stare a guardia del portale stesso. Riguardo a queste statue di pietra si racconta una leggenda, velata di mistero e magia.

Dei quattro leoni, i due più grandi, recano delle rune incise nella pietra di cui sono fatti. I due leoni, provengono da Atene portati da Francesco Morosini, ed erano parte di un bottino di guerra.

Si narra che nel novembre 1719, dopo una tempesta durata un paio di giorni, furono rinvenuti proprio nelle vicinanze del portale dell’Arsenale di Venezia i corpi orribilmente dilaniati di due marinai, uno greco e l’altro maltese… sembravano apparentemente essere stati straziati da una belva feroce.

Le autorità indagarono sull’accaduto, e si orientarono a cercare di scoprire se qualche animale feroce fosse fuggito da qualche serraglio privato, ma le indagini non portarono a nulla.

La paura iniziò a dilagare tra gli abitanti di Castello ed iniziarono a girare voci sul fatto che il luogo (il portale dell’arsenale) fosse stregato.

Al Capitano Enrico Giustinian, della marina veneziana, fu affidato il compito di sorvegliare la zona e di renderla nuovamente sicura.

Dopo circa una settimana dall’accaduto, un nuovo fortunale si abbatté durante la notte su Venezia. Il giorno successivo, passato il fortunale, il corpo di un certo Jacopo Zanchi fu trovato orribilmente dilaniato nei pressi del portale. Lo zanchi era un perdigiorno, una persona poco affidabile e la moglie era una “carampana” (una prostituta) a tempo perso.

Egli abitava con la moglie nei pressi del luogo del ritrovamento, ritrovamento che fece aumentare il panico e l’inquietudine tra gli abitanti del sestriere.

La vedova dello Zanchi, presa dal dolore, davanti al Capitano Giustinian e ad altri testimoni iniziò a scagliere offese e improperi rivolti verso un certo Foscaro, un vecchio mercante dalla fama discutibile, e che “campava” facendo l’usuraio.

Il Foscaro che abitava nella calle dove era avvenuta la tragedia, si affacciò alla finestra, e quasi sibilando le disse: “vedremo dove finirà la tua baldanza la prossima notte di tempesta”.

Il Capitano Giustinian sentendo queste parole decise di aumentare la sorveglianza.

Passarono altre sei notti, e un nuovo fortunale si abbattè sulla città di Venezia. Il Capitano si nascose vicino al portale di ingresso all’Arsenale, ed attese.

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Le ore passarono lentamente, ed infine, tra la mezzanotte e l’una del mattino, sotto la pioggia battente un arco di fuoco arrivò dalle case vicine, e ai piedi di questo si materializzò il vecchio Foscaro, che si avvicino ai leoni più grandi.

Egli girò attorno ad uno dei due, sfiorando con le dita le rune, e contemporaneamente pronunciandone il suono.

Un globo luminoso si formò sul portale, ed un fulmine colpì il leone seduto. Davanti agli occhi increduli di Giustinian il grande leone prese lentamente vita.

Proprio in quel momento la vedova del Zanchi, accompagnata da un’amica girò l’angolo della riva. E mentre un secondo globo con un altro fulmine colpiva l’altro leone.Il primo si era già scagliando contro le due povere donne azzannandole ferocemente.

Il vecchio Foscaro osservava la scena, impassibile. Ripresosi dall’iniziale terrore il Capitano Giustinian sguainò la spada e colpì il vecchio al petto. Proprio mentre un terzo fulmine colpiva il terzo leone.

Con uno spaventoso boato ed un lampo accecante tutto tornò all’istante come prima. I leoni erano al loro posto, immobili, l’amica della vedova, era morta sbranata. Del vecchio rimase solo un cuore di pietra accanto alla spada che era caduta sui masegni. Era con un cuore di pietra nel petto che egli aveva potuto trasformare la pietra in carne.

La testa del terzo leone era ancora viva, e ruggiva e si muoveva disperatamente ancorata com’era ad un corpo di pietra. Per cui il Giustinian lo decapitò.

La testa non cadde ma esplose letteralmente, spandendo tutto intorno una sostanza nerastra. Le successive indagini dimostrarono che il vecchio era uno stregone, e che era stato imbrogliato dallo Zanchi, che il Foscaro aveva ucciso per vendetta.

La vedova fu rinchiusa in manicomio, impazzita per quato le era successa, e la testa del terzo leone fu sostituita, come ancor oggi si può vedere.

Pubblicato il: 15 febbraio 2017

 

 

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